Il kraken, mostro dei mari del Nord tra leggenda e calamaro gigante
Dall'hafgufa delle saghe al kraken del vescovo Pontoppidan, fino alla scoperta del calamaro gigante: storia del mostro dei mari del Nord.
Per i marinai della Norvegia e dell'Islanda il mare aperto custodiva creature così grandi da essere scambiate per isole. Il kraken è la più celebre di queste presenze, un essere immenso che emergeva dalle profondità e poteva trascinare con sé le navi. Il suo nome, entrato nelle lingue europee nel Settecento, deriva da un termine norvegese che indicava forse un animale contorto o deforme, ma l'origine esatta della parola resta discussa.
Le isole che si muovono
L'idea di un mostro marino scambiato per terraferma è molto antica. Il Fisiologo parla dell'aspidochelone, una balena enorme sulla quale i marinai sbarcano credendola un'isola, finché l'animale si immerge e li trascina con sé. La Navigatio sancti Brendani, il racconto medievale del viaggio del monaco irlandese Brendano, narra invece di monaci che celebrano la Pasqua sul dorso di un pesce gigantesco e pacifico, chiamato Jasconius.
Nel Nord, il trattato norvegese noto come Specchio del re, composto nel XIII secolo, descrive l'hafgufa, un mostro dei mari d'Islanda che apre la bocca e attira i pesci per divorarli. Anche la Saga di Örvar-Oddr menziona l'hafgufa come il più grande mostro del mare. Nel 1539 lo svedese Olao Magno pubblicò la Carta marina, una mappa della Scandinavia popolata da serpenti e bestie marine di ogni tipo.
Pontoppidan e la nascita del kraken
Il kraken come lo conosciamo nacque però nel Settecento, grazie a Erik Pontoppidan, vescovo di Bergen. Nella sua Storia naturale della Norvegia, pubblicata tra il 1752 e il 1753, raccolse le testimonianze dei pescatori e descrisse un animale il cui dorso, lungo circa un miglio e mezzo, affiorava come una serie di piccole isole. Quando si inabissava, diceva, provocava un vortice capace di risucchiare le imbarcazioni vicine.
Pontoppidan non lo considerava un mostro diabolico, ma un animale reale e raro, di cui i pescatori conoscevano le abitudini. Si diceva che sopra di lui si radunassero banchi di pesce abbondanti, e che i pescatori più esperti sapessero riconoscere il momento di allontanarsi. Il vescovo parlava anche di lunghe braccia che il kraken sollevava dall'acqua, e alcuni naturalisti successivi lo identificarono con un polpo o un calamaro di dimensioni colossali.
Dal mito alla scienza: il calamaro gigante
All'inizio dell'Ottocento il naturalista francese Pierre Denys de Montfort pubblicò l'immagine di un polpo colossale che avvolge un veliero con i suoi tentacoli, un'illustrazione destinata a grande fortuna. Qualche decennio dopo, nel 1857, lo zoologo danese Japetus Steenstrup descrisse scientificamente il calamaro gigante, a cui diede il nome di Architeuthis, basandosi su resti spiaggiati e su un grande becco.
Il calamaro gigante, che può superare i dieci metri di lunghezza compresi i tentacoli, vive in acque profonde ed è rimasto a lungo misterioso. Solo nel 2004 alcuni ricercatori giapponesi riuscirono a fotografarne uno vivo nel suo ambiente naturale, al largo delle isole Ogasawara. Intanto la letteratura aveva già fatto propria la creatura: in Ventimila leghe sotto i mari, pubblicato da Jules Verne nel 1870, il Nautilus viene assalito da calamari giganti.
Il kraken è un caso raro in cui il mito trova un parziale riscontro nella natura. Nessun animale grande come un'isola abita gli oceani, ma esistono creature abissali di dimensioni impressionanti, che gli antichi pescatori potevano intravedere solo di rado. La leggenda ha amplificato quegli incontri fino a farne il simbolo dell'ignoto che si nasconde sotto la superficie del mare.
