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Creature fantastiche · FAB · N. 016 · Studio Esoterico Cornelio · 3 min di lettura

Pegaso, il cavallo alato nato dal sangue di Medusa

Pegaso nasce dal collo di Medusa, aiuta Bellerofonte contro la Chimera, fa sgorgare la fonte Ippocrene e diventa costellazione. Storia e simboli.

Tra le creature della mitologia greca, Pegaso è una delle poche a non essere un mostro. Bianco e alato nell'immaginario comune, è un cavallo divino, compagno di eroi e caro alle Muse. Eppure le sue origini sono legate a una delle figure più terribili del mito, la Gorgone Medusa. La sua storia, raccontata da Esiodo, Pindaro e Ovidio, unisce la violenza della nascita alla luce della poesia, e si conclude in cielo.

Una nascita dalla Gorgone

Secondo la Teogonia di Esiodo, quando Perseo decapitò Medusa, dal suo collo balzarono fuori Crisaore, un guerriero con una spada d'oro, e il cavallo Pegaso. Padre di entrambi era Poseidone, che si era unito alla Gorgone. Esiodo collega il nome di Pegaso alle sorgenti dell'Oceano, in greco pēgaí, presso le quali sarebbe nato. Subito dopo la nascita il cavallo si levò in volo, lasciando la terra per raggiungere la dimora degli dèi.

Il poeta aggiunge che Pegaso abita nelle case di Zeus e porta al dio il tuono e la folgore. Questo ruolo di portatore delle armi divine lo distingue dagli animali comuni e ne fa una creatura celeste. La sua origine dal sangue della Gorgone, d'altra parte, ricorda che nella mitologia greca la bellezza e il terrore sono spesso legati, e che dalla morte di un mostro può nascere qualcosa di prezioso.

Bellerofonte e la briglia d'oro

L'impresa più famosa di Pegaso è legata all'eroe corinzio Bellerofonte. Pindaro, nella tredicesima Olimpica, racconta che il giovane tentò a lungo di catturare il cavallo presso la fonte Pirene, a Corinto, senza riuscirci. Atena gli apparve in sogno e gli donò una briglia d'oro; al risveglio Bellerofonte la trovò davvero accanto a sé, la mise a Pegaso e poté finalmente montarlo.

In groppa al cavallo alato Bellerofonte vinse la Chimera, le Amazzoni e il popolo dei Solimi. Quando però tentò di salire fino all'Olimpo, Pegaso lo disarcionò, come ricorda Pindaro nella settima Istmica, e l'eroe precipitò sulla terra. Il cavallo invece proseguì il suo volo e fu accolto tra gli dèi. Corinto adottò Pegaso come simbolo civico, e per secoli i suoi stateri d'argento ne mostrarono l'immagine.

La fonte delle Muse e la costellazione

Un altro mito lega Pegaso alla poesia. Sul monte Elicona, in Beozia, il colpo del suo zoccolo avrebbe fatto sgorgare una sorgente, chiamata per questo Ippocrene, «fonte del cavallo». Ovidio, nel quinto libro delle Metamorfosi, racconta che Atena salì sul monte per vedere la nuova fonte, e le Muse le mostrarono le acque nate dal colpo dello zoccolo. Bere a quella sorgente divenne un'immagine dell'ispirazione poetica.

Anche il cielo conserva il ricordo di Pegaso: la costellazione che porta il suo nome, ben visibile nelle notti d'autunno dell'emisfero boreale, è riconoscibile per un grande quadrato di stelle. Già il poeta Arato, nel III secolo a.C., la descriveva come un cavallo di cui si vede solo la metà anteriore. Nel Rinascimento Pegaso divenne un emblema caro ad accademie e tipografi, simbolo della fama che vola e della poesia che si eleva.

Pegaso riassume una parabola tipica del mito greco: nato dalla morte di un mostro, diventa strumento della vittoria di un eroe, poi punisce la sua superbia e infine trova posto tra le stelle. Più di ogni altra creatura alata ha rappresentato il desiderio umano di elevarsi, e insieme il limite oltre il quale quel desiderio diventa pericoloso per chi lo coltiva.